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20 Maggio 2008
Adriano Sansa
Genova è in declino, secondo un giudizio diffuso. Si tende a darne la responsabilità o ai suoi amministratori o a una certa chiusura dell'imprenditoria e degli stessi abitanti. Sembrerebbe interessante riflettere sul comportamento della città e dei suoi protagonisti. Spesso i giovani guardano lontano, ma poi rimpiangono luoghi e opportunità ingiustificatamente mancate. La città si popola di vecchi: una ricchezza o un peso secondo i casi. Di fronte a dati incontestabili come la perdita di posizioni del porto o di una sanità che era fra le più prestigiose d'Europa sta la resistenza di un tessuto civile, culturale e morale il cui rapporto con la politica rapidamente cambia. La questione morale di Genova coincide più che altrove con la sua difficoltà a concepire un futuro e a mettervi mano. Uno dei primi passi può essere nella franchezza dell'analisi, che è per se stessa un servizio ai giovani.
Adriano Sansa,nato a Pola nel 1940, magistrato, presidente del tribunale per i minorenni, Sindaco di Genova dal 1993 al 1997.Ha collaborato a quotidiani e periodici; due volumi raccolgono gli articoli comparsi su Famiglia Cristiana (La Repubblica diseguale, San Paolo ed. e La memoria e la speranza , Marietti); è autore di poesia (La casa a Sant'Ilario, Resine 1975; Affetti e indignazione, Scheiwiller 1995; il dono dell'Inquietudine,Il Melangolo) e di scritti sull'ambiente e la famiglia. E' stato presidente del Collegio dei probiviri della sezione Italiana di Amnesty International e dell'Associazione Volontari ospedalieri di Genova.
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