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20 gennaio 2009
Bruno Orsini
La legge 180/78 approvata trent’anni fa ha radicalmente mutato il rapporto tra la società italiana ed i malati di mente, ponendo fine all’internamento coatto di quasi centomila persone nei manicomi in nome dell’asserita necessità di pubblica tutela dalla potenziale violenza dei folli. La legge 180/78 sanciva che i malati di mente dovessero essere considerati come tutti gli altri malati, pur prevedendo, per ragioni sanitarie, la possibilità di trattamenti e degenze non consensuali. La riforma investiva quindi generalissime questioni di principio (autogestione della salute e dovere di curare, libertà e difesa sociale, devianza e malattia mentale) e poneva problemi tecnici assistenziali di grande rilievo conseguenti alla necessità di istituire nel territorio e negli ospedali civili servizi idonei a fronteggiare e curare le forme, anche acute, di sofferenza psichica. Tutto ciò terminò una fase di transizione problematica e conflittuale al fine di raggiungere quella “psichiatria senza manicomi” prevista dalla riforma.
Bruno Orsini, psichiatra, docente all’Università di Genova, Parlamentare per cinque legislature, componente di sette Governi, nel 1978 è stato l’estensore e il relatore della legge 180/78 di riforma psichiatrica. Nell’ottobre 2008 è stato eletto dal Consiglio Comunale di Genova difensore civico.
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