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5 maggio 2009
Bruno Cavallone
l mondo delle fiabe e, più in generale, della letteratura per l’infanzia sembrerebbe il vero regno dell’irrealtà. Tuttavia spesso tale irrealtà viene vissuta e raccontata all’interno di una cornice di quotidianità e quindi produce l’inquietante effetto di mettere in luce l’irrealtà o la surrealtà di cui è piena la nostra vita “normale”. In questo direzione l’autore più fascinoso è forse Lewis Carroll e la sua opera più famosa, Alice’s Adventures in a Wonderland, è divenuta oltre che un classico della letteratura infantile anche un classico dell’assurdo e del nonsense.
Bruno Cavallone è avvocato e professore ordinario di diritto processuale civile nell’Università di Milano, dove tiene anche, da una dozzina di anni, un corso sui rapporti tra teoria generale del processo e letteratura. In gioventù è stato tra i primissimi collaboratori della rivista Linus, per la quale traduceva i fumetti di Pogo. Molti anni fa ha scritto un lungo saggio, pressoché introvabile e che infatti quasi nessuno ha letto, su Lewis Carroll come teorico del processo. Vive a Milano in mezzo ai libri.
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