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Martedì 2 marzo 2010
Guido Amoretti
L’incremento della durata media della vita ha aumentato l’interesse alla patologia dell’anziano. Le patologie dementigene, tra cui la demenza di Alzheimer, sono tra le malattie della terza età più note e temute, pur se colpiscono una porzione limitata degli ultrasessantacinquenni. I disturbi della memoria sono tra i sintomi più precoci di tali patologie, ma si riscontrano anche in molti che in seguito non sviluppano una demenza. Conoscere le cause della diminuita efficienza mnestica con l’avanzare dell’età può portare non solo a ridurre il timore d’essere affetti da forme iniziali di demenza, ma anche ad assumere comportamenti ed impegnarsi in attività favorenti il mantenimento delle funzioni mnestiche residue e prevenirne il deterioramento.
Guido Amoretti, Professore Ordinario di Psicologia Generale presso l’Università di Genova e Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, è tra i fondatori del Comitato Scientifico della Società Italiana di Psicologia dell’Invecchiamento. Ha lavorato nel campo della ricerca di base in psicologia, specie riguardo alle differenze per età nei processi cognitivi, nella costruzione e validazione di metodi di misura delle funzioni cognitive e dell’apprendimento, nello sviluppo di modelli applicativi dell’orientamento scolastico e professionale. Dalla metà degli anni ’80 si occupa dei cambiamenti delle funzioni cognitive nell’invecchiamento.
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