La Società di Letture era espressione di un ceto borghese di notevole caratura intellettuale, impegnato a tradurre i progressi della scienza in scelte amministrative concrete con un'importante opera di svecchiamento della cultura di governo della città.
Gli
iscritti passano dalla cinquantina di promotori del 1866, anno di fondazione, ai 680 del 1890.
Sono soprattutto professionisti e docenti universitari, ma anche commercianti e negozianti accanto a banchieri e membri dell'aristocrazia, con una notevole presenza di soci giornalisti.

I
fondatori sono uomini di scienza, espressione della cultura positivista di quegli anni.
Fra loro
Arturo Issel, allora giovane naturalista, già professore di geologia all'Università di Genova, futuro geografo ed esploratore del Mar Rosso.
La figura e l'attività di
Jacopo Virgilio,
presidente onorario dal 1872 al 1892, segnano il primo periodo di vita della Società. Un periodo che le aveva guadagnato adesioni, consensi, prestigio e influenza ben oltre l'ambito cittadino.

Quella di
Enrico Morselli, psichiatra, neuropatologo e filosofo, figura di assoluto rilievo nel positivismo italiano, è stata la più lunga presidenza effettiva nella storia della Società.
Dal 1899 al 1910 ne ha improntato nel profondo tutta l'attività, che la
Rivista Ligure riflette e documenta puntualmente: gli orizzonti si allargano e accanto agli interessi più specificatamente socio-politico-economici acquistano maggior spazio quelli umanistico-teorici.
Ma molte altre illustri personalità hanno attraversato la storia del sodalizio.

Nel 1912
Filippo Tommaso Marinetti teneva presso le Letture Scientifiche una conferenza sul Futurismo leggendo il
Manifesto della donna futurista davanti a un folto pubblico.
Nei primi anni '20
Eugenio Montale, socio attivo e assiduo frequentatore, usava dare appuntamento all'amico pittore Oscar Saccorotti alla Società, in quegli anni particolarmente attraente per intellettuali e artisti grazie alla ricchissima biblioteca e luogo letterario e artistico di varia frequentazione, come testimoniano le tele di
Armando Barabino e
Paolo Rodocanachi. A Montale è dedicata la sala conferenze della Società, a Palazzo Ducale.